TEOFILO FOLENGO

POETA MACCHERONICO

L’abbazia benedettina di Maguzzano vicina a Desenzano ospitò spesso letterati, tra gli altri il più curioso personaggio è

LA CHIESA DELLA ABBAZIA DI MAGUZZANO

Teofilo Folengo (Merlin Cocai), noto poeta maccheronico. Il suo poema, il Baldus, prende il nome proprio dal  monte Baldo che in un passo viene citato in stile maccheronico

Il testo, scritto in latino maccheronico in esametri latini, ma in una lingua che usa un lessico italiano e dialettale: si crea così un testo paradossale, è una  antitesi beffarda dei poemi epico-cavallereschi e con carattere burlesco, e di parodia.

 Baldo discende dalla stirpe del cavaliere Rinaldo, ma è viene allevato da contadini e infine si unisce a una banda di furfanti e ladroni.

Riportiamo a titolo di esempio alcuni frammenti tratti dal proemio

….30 Credite, quod giuro, neque solam dire bosiam
possem, per quantos abscondit terra tesoros:
illic ad bassum currunt cava flumina brodae,
quae lagum suppae generant, pelagumque guacetti.
Hic de materia tortarum mille videntur
ire redire rates, barchae, grippique ladini,
in quibus exercent lazzos et retia Musae,
retia salsizzis, vitulique cusita busecchis,
piscantes gnoccos, fritolas, gialdasque tomaclas.
Res tamen obscura est, quando lagus ille travaiat,
turbatisque undis coeli solaria bagnat.
Non tantum menas, lacus o de Garda, bagordum,
quando cridant venti circum casamenta Catulli.
Sunt ibi costerae freschi, tenerique botiri
in quibus ad nubes fumant caldaria centum,
plena casoncellis, macaronibus atque foiadis.
Ipsae habitant Nymphae super alti montis aguzzum,
formaiumque tridant gratarolibus usque foratis.
Sollicitant altrae teneros componere gnoccos,
qui per formaium rigolant infrotta tridatum,
seque revoltantes de zuffo montis abassum
deventant veluti grosso ventramine buttae.50

Credete, ve lo giuro, non potrei dire una sola bugia per quanti tesori nasconda la terra:

laggiù scorrono a valle profondi fiumi di brodo, che formano un lago di zuppa, un oceano di guazzetto.

Qui si vedono andare e tornare mille zattere fatte di torta, barche e brigantini leggeri, sui quali le Muse usano lacci e reti,

reti fatte di salsicce e cucite con le busecche dei vitelli, con cui pescano gnocchi, frittelle e tome gialle.

Tuttavia il tempo è oscuro quando quel lago è in tempesta e con le sue onde sollevate bagna i soffitti del cielo. Non scateni certo simili bufere, o lago di Garda, quando i venti soffiano intorno alle rovine di Catullo. Qui ci sono coste fatte di fresco e tenero burro, in cui cento caldaie fumano sino alle nuvole, piene di tortelli, di maccheroni e di tagliatelle.
Le stesse Ninfe abitano sulla cime dell’alto monte, e grattano il formaggio con le grattugie forate. Altre sollecitano a produrre i teneri gnocchi, che rotolano giù a frotte tra il formaggio grattugiato, e si rivoltano dalla vetta del monte diventando grossi come botti panciute.

come cita il Conte F Bettoni

…di Teofìlo Folengo mantovano, celebre sotto il
nome di Cerlin Coccai. Vestito l’abito monacale nell’anno
1508 nel convento di S. Eufemia di Brescia, l’anno
dopo vi pronunciava i voti religiosi. Se non che le passioni
del suo carattere bizzarro e ardente la vinsero sui
primi propositi, onde dopo sei anni di vita claustrale,
essendosi perdutamente innamorato di una bella forosetta,
fuggiva nascondendosi in una valle della provincia.
Dopo dieci anni, pentito, tornò al chiostro, ma nel
1531, probabilmente per qualche altro disordine commesso,
fu relegato in un monastero di Sicilia, poi qui,
finché nel 1546 ai 9 di dicembre morì a Campegio
presso Bassano ov’ è sepolto.

Nel monastero di Maguzzano egli compose la più
parte dei versi che ne illustrarono la memoria, scritti in uno stile e in una lingua giocosa tutta propria, nei quali dipinge a suo modo i costumi degli abitanti e i luoghi intorno , gens facinorosa Paenchae (Padenghe) , gens ruginenta Monighae (Moniga), moenia praeclara Lonadi .
Sembra inoltre che con l’ amenità dello spirito non perdesse la riottosità del sentire, perchè nella sua cella, ora demolita, si leggevano scritti di sua mano contro l’abbate i seguenti versi:


a Chi vuol provar dell’inferno il supplizio
« Vada sotto villan posto in uffizio ».

Nella sua pubblicazione “Macaronee” . In un epigramma tutto dedicato al Benaco ed alle gran fritture di pesce che si possono gustare sulla riviera, cotte con l’olio gardesano nelle padelle provenienti da Brescia terra famosa per la lavorazione del ferro e per la produzione di padelle oltre che di armi.

Cita:…”Come sa far tutto a puntino la natura, come tutto procede bene quando ci pensa lei! C’è un lago in Italia, che adesso si chiama di Garda, le cui acque balzan su come quelle del mare in tempesta. Si mangia sempre buon pesce da quelle parti: sardéne, anguille, carpione, tinca, trote. Ma senza il palladio liquore che valgono i pesci? Che valgono se non friggono nell’olio in una nera padella? Ecco perché tutt’intorno le rive sono cariche d’olivi e perché la vicina Brescia fornisce i suoi vasi di ferro. Nascono dunque qui, insieme, olio, pesce, pescatore e perfino la stessa padella che serve a friggerlo, il pesce”.

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