Bettoni storia della riviera di SAL0′ 1880

Il conte Francesco  Bettoni nel 1880 ha pubblicato  la Storia della Riviera di Salò, Brescia, ad opera di Stefano Malaguzzi editore, nel 1880. 

diversi i tratti significativi della storia Benacense  riportati dal Bettoni

delle inimicizie e delle ire tra Bresciani e Benacensi,

dove per altro si narra ” delle inimicizie e delle ire tra Bresciani e Benacensi, nate, si può dire, col primo respiro della libertà, e che perdurarono
acerbe e diuturne per secoli, sino al cadere della
Republica di Venezia.
E, pur troppo, tali litigi non tacquero nemmeno
allorché lo straniero ricomparve sulle vette
delle malguardate frontiere, e calò allo sterminio
del paese a tutti comune!
Federico Barbarossa, vindice dei diritti imperiali,
venne in Italia, ma più che nel valore
dei suoi confidando nella divisione dei nostri
popoli, astutamente ne rinfocolò gli odi e i rancori;
e ben presto furon visti molti schierarsi
in suo favore, mentre gli altri s’ apparecchiavano
a strenuamente combatterlo; e cosi scendere a
battaglia i fratelli contro i fratelli.
Tra le popolazioni parteggianti per il sire tedesco
fu la benacense, che più di tutto paventava
il predominio della vicina Brescia, e da lui la
scorgeremo ricevere in compenso un diploma
imperiale che ne dichiarava liberi e regali i cittadini
non d’ altri sudditi se non dell’ Impero:
uno di quegli innumerevoli descritti che Federico
e i suoi successori sparsero a larga mano
in Italia in premio di fedeltà e di servigi, e che
non erano se non vane larve di privilegi e difesa.
E procedendo noteremo perdurare la Riviera
nella fazione ghibellina anche di poi, quando
levossi contro Federico II l’ altra lega lombarda
e ogni qualvolta il destro le si offrisse di
battere nella parte avversaria
a temuta e odiosa a temuta e odiosa
prevalenza della città di Brescia.
Tale procedere della Riviera, certo biasimevole
secondo quel concetto di patria che oggidì
è nel cuore di tutti, per essere con equità giudicato
é mestieri che col pensiero lo storico
risalga all’ età cui si riferisce, che investighi le
cause che lo produssero, che esamini le circostanze
che lo accompagnarono, i costumi e le
passioni che ne furono la spinta.
Tali considerazioni non ometterò di fare,
e credo che ad ognuno apparirà chiaro come
tale procedere dei Benacensi non provenisse e
non fosse se non la triste conseguenza del fallace
sentimento che dominava allora gli animi
dei popoli italiani, che stimavano supremo bene
della vita pubblica l’indipendenza del Municipio,
e postergavano per quella la devozione alla patria
comune.
E infatti non la Riviera sola, ma molte e vaste
Provincie prescelsero in quella terribile lotta la
fazione ghibellina, e le passioni e gli odi furono
cesi acerbi, che il Sismondi, narrando nella storia
delle repubbliche italiane nell’ eccidio di Milano

soggiunge che « si festeggiò dalle popolazioni
alleate all’ impero, ed eran molte in Italia, come
nobile e glorioso trionfo, come un luminoso
atto di giustizia di un grande monarca ».
questi eccessi, quest’ ire non erano però soltanto
della parte ghibellina, erano comuni anche
della guelfa.”

descrizione della sponda ovest del Garda ( prima della costruzione della strada gardesana)

Sulle estreme ondulazioni delle prealpi retiche,
che, dalle ardue vette del Trentino e della
Valsabbia, scendono alla pianura lombarda, si distende
una contrada tutta a poggi, a brevi piani,
che da Limone a Pozzolengo, per lungo tratto,
abbraccia il più ampio e ridente lago italiano,
il Garda.
duesta contrada, nei tempi remoti denominata
Riviera benacense da Benaco, antico nome
del lago, e più tardi Riviera di Salò dalla piccola
città sulla sua sponda, porge, in paragone d’ogni
altra parte della provincia bresciana, singolare
esempio della più svariata natura, di prodotti e
del clima più differente. Colà, in fatti, dalle
cime sublimi di Tremalzo e di Vesta, per buona
parte dell’anno coperte di neve, calando alle
splendide pendici di Gargnano e di Maderno,
vestite eternamente del verde degli aranci, dei
lauri e degli ulivi, tutta si presenta allo sguardo
la natura tanto delle zone nordiche, quanto di
quelle del mezzodì.
Oltre poi alla vegetazione lussureggiante dei
declivi bagnati dalle onde, e alle severe foreste
di castagni e di abeti delle alte montagne, tra
le quali si nasconde il solitario lago d’ Idro, questa
plaga possiede copia di minerali, di eletti
marmi, ond’ è da reputarsi una tra le più favorite
d’Italia.
Tanta ricchezza di suolo e tanto sorriso di
cielo presto attrassero abitatori a popolarla, i
quali, scacciate le orde vaganti dell’età della pietra,
vi posero stabile dimora. Furono gli Etruschi
che dall’Asia, come araldi della civiltà, si
spinsero nelle regioni d’Occidente, e dalle balze
alpine scesero alle ridenti terre benacensi. Da
queste si diffusero poscia nella vicina pianura,
ove, arginati i fiumi che la allagavano, prosciugate
le paludi che ne infettavano l’ aria, posero
in opera gli utili argomenti dell’agricoltura e
iniziarono il civile consorzio nelle borgate e
nelle città. Mantova e Felsina potevano dirsi le
maggiori, i capiluoghi dell’Etruria circumpadana.
e furono i precursori della fitta e ricca popolazione
di paesi e villaggi che oggi scorgiamo dagli
spaldi della nostra Brescia e dalle colline che le
fanno corona.

delle conquiste Bresciane sulla riviera

questi eccessi, quest’ ire non erano però soltanto
della parte ghibellina, erano comuni anche
della guelfa.
Laonde non appena ebbero 1′ armi della seconda
lega lombarda, prostrato più tardi Federico
II, ecco Brescia rifarsi delle ostilità dei Benacensi
, invaderne il territorio , smantellarne i
fortilizi, assoggettarne le borgate, e abusando
del diritto di conquista saziare V acre smania
della vendetta.
Succedono allora per la Riviera giorni calamitosi
di servitù, e per quasi due secoli la storia
non ne registra se non le sofferenze e i fremiti
forzatamente repressi, pronti a scoppiare
se una circostanza, un avvenimento le porgerà
il destro della riscossa.

della scelta della repubblica veneta

Tal destro offerse il sorgere della Repubblica
di Venezia, che cresciuta fra i silenzi della laguna,
intorno alla metà del secolo XIV afferrò
terraferma, e brandi arditamente la spada contro
più tirannelli delle provincie italiane.
La Riviera vide nella comparsa del nuovo
astro la propria salvezza, e, invocata la protezione
di Venezia, levossi unita e forte, formando
quasi una piccola provincia indipendente da chi
si fosse. E allora fu tutta intesa ad ordinarsi sapientemente
neir interno; a compilare statuti, a
regolare commerci, a munire fortilizi, ad armare
milizie, e a scendere in campo tra i litigi dei
principati contermini, firmando tregue e paci a
paro degli altri stati sovrani.
Ma nella continua e desolante sequela delle
tristissime guerre fratricide, onde il nostro paese
fu dilaniato nel secolo XIV, la prosperità della
Riviera non potè a lungo durare.
Né la sagacia di civili ordinamenti, né il valore
de’ propri figli, né la protezione della lontana
Repubblica la salvarono dalle avide brame dei
vicini e potenti Visconti, cosi che anch’essa ne
divenne dopo qualche tempo la preda.
Del periodo della dominazione viscontea mi
sarà dato presentare l’intera forma di legislazione,
tanto civile, quanto criminale, che porge un’ idea
del grado di civiltà propria agli stati dell’ Italia
settentrionale sul finire del secolo summentovato,

della fedeltà della riviera alla repubblica veneta

Allorché sopravvenne in fatti il tempo nefasto
della lega di Cambray, allorché l’Europa
tutta, si può dire, congiurò contro Venezia e
fu sul punto di annientarla, la Riviera stette
incrollabile nella sua fede. E quella fede serbò
e in gravi periodi delle guerre contro il Turco;
e quando la rivoluzione del 1797 segnò gli estremi
giorni dell’antica Repubblica, e per lei
combattendo eroicamente, cadde coU’armi in pugno
ravvolta nel sacro stendardo di S. Marco;
BtTTO: I .’i’rn.i ‘iUa Riv-‘rn ùi J*’t’ ^'<>l. 1
XVIII PREFAZIONE
bello e forte esempio di amore e fedeltà di un
popolo libero verso il patrio governo.

della importanza dell’ archivio di Salò

L’on. Rappresentanza Municipale di Salò mi
apri cortesemente l’Archivio di quel Comune,
che, essendo stato per più che quattro secoli a
capo della Riviera, e ricco di documenti e solo
ha difetto d’ordine e di spazio acconcio.
Colà e nell’Archivio di Stato di Milano trovai
molte testimonianze dianzi ignorate, che, principalmente
si riferiscono al tempo posteriore al secolo
come negli Archivi di Venezia mi
fu dato rinvenirne di preziosi pel tempo anteriore.
Dall’ Ateneo di Salò ottenni poi di porre
in luce la importantissima raccolta delle leggi
vigenti nella Riviera nel secolo XIV;

sulla denominazione del lago di Garda

La più antica denominazione data a questa contrada
è di benacense, da ‘Benaco nome del lago ora detto di
Garda la cui etimologia è ancora ignota, poiché non
può ammettersi come vera quella recataci dal Sabellico,
che lo disse Benaco dall’ essere presso il paesello di
Naco, cioè penes Nacum, o quella data dal Pasieno, che
dice chiamarsi Benaco il lago dall’essere fornito di bonac
aquae, donde il bisticcio di Benaco.
Il Capriolo i), il Grattarolo 2), il Cattaneo 3), e parecchi
altri scrittori, opinarono si chiamasse Riviera benacense
invece da una città antichissima, detta Benaco, situata là
ove ora sorge Toscolano, e rovinata ai tempi dell’ imperatore
Gordiano. Questi scrittori pretendono che un
terremoto spaccasse il monte, che rinserra le acque
del fiume Toscolano, e travolgesse nel lago la città, non
rimanendo salvo di essa se non qualche borgo, tra i quali
Toscolano e Maderno . Ma contro tale opinione si
levò da prima il Rossi poscia il marchese Maffei,
e da ultimo il cav. Odorici , che la posero fra le favole
e le erronee leggende, osservando giustamente come
nessuno storico, vissuto prima di Gordiano, abbia mai
fatto cenno d’ una città detta Benaco, e che tale silenzio
sarebbe inesplicabile, trattandosi di città posta sovra un
lago fin dall’ antichità assai conosciuto e frequentato.
Né di maggior valore è la credenza, che traesse la
Riviera la denominazione di benacense dal dio Benaco,
che sembra avesse culto speciale sull’ opposta riva Ed è probabilmente sopra questa ipotesi che Marin Sanuto nel
suo itinerario per la Terra ferma Veneziana,
confonde Toscolano con Benaco, ….
perchè è invece a credersi che tale divinità non fosse
se non il mito proteggitore del lago da cui prendeva
il nome, come osserviamo avvenisse con altri laghi o
fiumi
Di questo nome si conserva una lapide nel Museo
veronese colà trasportata dalle sponde del nostro lago,
dal promontorio detto di S. Vigilio, ove il Morosini
l’avea scorta e copiata nella villa Brenzoni fin dal secolo
decimosesto ….


Egli suppone che questo marmo rammenti il voto di
un servo, chiamato Successo, al Dio Benaco, forse, per
averlo scampato da qualche procella, quali soventi volte
si scatenano terribili su questo lago, del quale Virgilio
attonito cantava
» Fluctibus et fremita assurgens Benace marino ».
Questa sola epigrafe però fino ad ora porge argomento
a poter credere alla esistenza di una divinità chiamata
Benaco, …
Benacense adunque, da Benaco, fu il primo appellativo
della nostra Riviera, che si cambiò o meglio si alternò
con quello di Riviera del lago di Garda, quando il castello
e la città di tal nome divennero nel medio evo
assai importanti ; e di cui i Franchi aveano dall’ agro
veronese smembrata la contea. Per tale fatto il territorio
di Garda non dipendeva più dal conte di Verona,
ma ne avea uno proprio residente in Garda a cui era
soggetta la plaga compresa fra l’ Adige e il lago, chiamata
ora Judicaria^ or Comitatus gardensis. Siccome poi
il lago che prima apparteneva al Veronese restò allora
unito alla contea di Garda, cosi si chiamò talvolta Benaco,
talvolta lago di Garda

della prigionia di Adelaide di Borgogna nella rocca di Garda

Cita il Bettoni come Lotario figliuolo di Ugo ereditasse la corona, confidando la tuteladel giovinetto e l’ amministrazione del regno a Berengario.
Questa inattesa decisione dolse amaramente a
Berengario, che concepì si forte gelosia del pupillo da far sospettare non fosse la sua mano estranea alla immatura morte del giovane principe….
Berengario, che si chiamò secondo, e suo
figlio Adelberto cingevano la corona d’Italia nella basilica di S. Michele in Pavia. Ma … Adelaide che rifiutò di sposare il figliuolo ed il re…la fece condurre nella rocca di Garda …
Adelaide fu rinchiusa nella rocca in compagnia di
una domestica che la servisse e di un cappellano che
le fu stella propizia per riuscire a libertà. Egli scassinò le mura fino a praticarvi un foro, o, come dices. Odilone, facilitò alla principessa e alla domestica, che indossarono vestito virile, la fuga da una finestra, dalla quale le calò fino ai piedi della rocca, donde un pescatore le trasportò in luogo poco di là distante